giu 23

Pare che Elizabeth Windsor apprezzi Twitter, vista l’abbondanza di post pubblicati attraverso il client TweetDeck.

I post interessanti per questo articolo, tuttavia, sono quelli rivolti a Steve Jobs, nei quali si lamenta del sistema iOS, installato sui famosi iPhone.

Mr Jobs, would it have been a problem to add an English dictionary to iOS4? One is sick of auto-corrected z’s in words requiring an s

No, Mr Jobs, there is no such thing as ‘American English’. There is one’s English and there are mistakes

Mr Jobs, please check that the calculator on Mr Osborne’s iPhone is working.

Questi i post che la regina rivolge direttamente a Steve Jobs, col tono di una piccola discussione fra vecchi amici.

giu 26

WinTuxLinux è arrivato, come quantità di utilizzatori desktop, all’1% da poco (vedi nostro articolo precedente). Ebbene è nata fra noi una discussione che dopo una riunione si è protratta in mailing list e di cui credi sia giusto riportare l’intervento di Marco Crobu. [Le linee contrassegnate con > sono risposte o affermazioni cui Marco risponde]

Porta ad una persona di livello 0 un pc che non va, che si impala ogni 2 secondi, ma tutto colorato e pieno di cianfrusaglie e sarà felice!!! Ovvero: la cosa importante per la massa è l’apparenza!

> Be non penso che le persone vogliano avere un pc che si impalla ma bello, perchè se si impalla sempre come fa ad esser bello?

Perché? Perché: 1) è tutto colorato! 2) si muove tutto!! 3) ce lo hanno anche gli altri!!! 4) posso vedere Facebook!!!! 5) Non devo sentire termini come “installare”, “compilare” o “firewall”!!!!!

Note:
1) gli effetti che si hanno con Compiz surclassano di gran lunga quelli di Windows standard! Cmq gli effettini grafici durano circa 3 settimane: il tempo di renderti conto che usano un sacco di CPU inutilmente e che non servono a nulla (quelli di Windows durano per sempre ed è molto più difficile eliminarli)
2) Il fatto che si muova tutto non è un grande effetto positivo, in particolare per chi soffre il mar di mare
3) lo hanno anche gli altri perché tutti videogiocano e nessuno sa usaril pc in maniera seria
4) Anche con Linux puoi vedere Facebook
5) Il termine “installare” si usa anche su Windows; solo che il soggetto che installa di solito è uno che è un po’più esperto dell’utilizzatore finale. Il firewall su Windows XP (versioni iniziali) e precedenti manco esisteva di default e si beccava qualsiasi worm (che è un particolare tipo di virus)!

Ok, i motivi non sono questi. Allora qual è il vero motivo?? Molto semplice: la monotonia e l’ignoranza!
Se tu inizi con un certo sistema operativo hai difficoltà a cambiarlo! Poi se usi lo stesso sistema sul lavoro pensi: “se lo uso sul lavoro vuol dire che è buono!”. Infine è difficile andare ad informarsi
sull’esistenza di sistemi operativi differenti da Windows: noi critichiamo sempre Windows, ma in fondo il suo sporco lavoro lo fa! A molte persone interessa solo poter fare le cose più banali col proprio pc.
Non interessa nulla sul fatto di imparare cose nuove (o quantomeno allo studio preferiscono videogiocare). “Scoprire” Linux non è una cosa semplice, a meno di aver qualcuno dietro che ti aiuta, come i propri genitori, gli amici o il nostro gruppo!

> E poi da quello che ho potuto constatare in questi pochi giorni con ubuntu è che non ha nulla da invidiare alla grafica di Windows!!!!

In verità qualcosa manca: coloro che sviluppano i driver (cioè quei programmini che fanno andare le periferiche sul pc) realizzano software solo per Windows (per gli stessi motivi di sopra, oltre al fatto che a loro sviluppare per più di un Sistema operativo costa soldi). Per cui le persone preferiscono Windows.

In verità in verità le persone manco scelgono!! Si trovano già con Windows Vista a bordo e, per i soliti motivi di prima, non cambiano nulla.

Per cui l’ignoranza, l’accidia delle persone e una buona dose di illegalità della Micro$oft (come per la vicenda di Internet Explorer) rende le persone felici di avere certi sistemi operativi sul loro pc!

mag 20

CyberCrimeFonte: Repubblica
Fra problemi burocratici e logistici ci sono voluti quasi 4 anni, ma alla fine è arrivato. Entro l’estate sarà finalmente inaugurato lo Cnaipic, il Centro anticrimini informatici per la protezione di infrastrutture critiche, la struttura nazionale pensata per proteggere dai cyber crimini tutte le reti e i servizi informatici che erogano servizi essenziali per la nazione. Insomma, lo stato italiano, sempre liberale e liberista quando più fa comodo, si dimostra vincolante sul sistema informatico del paese, paese che è tra i pochi al mondo ad avere internet bloccata.

Il Centro sarà gestito dalla Polizia postale e delle Comunicazioni, e avrà sede a Roma, vicino a Cinecittà. Le attività del centro, ha spiegato Antonello Novellino, il vice questore aggiunto della Polizia postale, consisteranno nel fornire “servizi di intelligence alle infrastrutture reputate di importanza nazionali, attraverso il monitoraggio dei siti, e la raccolta e analisi dei dati. L’obiettivo è essere presenti 24 ore su 24, 7 giorni su 7, per portare aiuto a queste infrastrutture in caso di attacchi”.

Attacchi che possono avere effetti devastanti. Oggi, infatti, i servizi essenziali – come acqua, luce gas, trasporto su strada, rotaia e aereo – sono erogati attraverso reti telematiche. E un attacco informatico, di matrice criminale o terroristica, diretto a colpire un singolo nodo della rete infrastrutturale, potenzialmente è in grado di azzerare l’intero sistema paese. Per questo l’idea di un centro per la protezione delle “infrastrutture critiche” era stata introdotta per la prima volta dal decreto legge 144/2005, il famoso pacchetto antiterrorismo Pisanu, che assicurava, da parte del Ministero dell’Interno, “i servizi di protezione informatica delle infrastrutture critiche informatizzate di interesse nazionale”.

Quali siano le strutture critiche da proteggere è stato stabilito, nel gennaio 2008, da un decreto del ministero dell’Interno. All’interno dell’area di protezione dello Cnaipic rientreranno Ministeri, agenzie ed enti che operano nei settori dei rapporti internazionali, della sicurezza, della giustizia, della difesa, della finanza, delle comunicazioni, dei trasporti, dell’energia, dell’ambiente, della salute; ma anche la Banca d’Italia e tutte le società partecipate dallo Stato, dalle regioni e dai comuni con più di 500mila abitanti che operano nelle comunicazioni, nei trasporti, nell’energia, nella salute e delle acque. Inoltre lo Cnaipic proteggerà anche ogni altra istituzione, amministrazione, ente, persona giuridica pubblica o privata la cui attività, per ragioni di tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica, sia riconosciuta di interesse nazionale dal Ministro dell’interno, anche su proposta dei prefetti e delle autorità provinciali di pubblica sicurezza.

“Il decreto, nato per contrastare il terrorismo internazionale, poneva anche nel nostro ordinamento una specifica attenzione al problema della protezione delle infrastrutture critiche nazionali, Non solo in quanto assets strategici, ma quali elementi costituenti la spina dorsale del Paese”, spiega Roberto Setola, segretario dell’Aiic, l’associazione degli esperti di infrastrutture critiche.

“Per questo è importante che si sia giunti a costituire una struttura come lo Cnaipic, che ha il potere di monitorare e prevenire gli attacchi alle infrastrutture, senza dover aspettare di una denuncia per agire”. Lo Cnaipic, infatti, beneficerà degli strumenti investigativi previsti per le attività di contrasto al terrorismo. Il che vuol dire, in parole povere, che il centro potrà – ad esempio – utilizzare intercettazioni di comunicazioni, anche telematiche ed informatiche, con finalità preventive.

Ovvero, prima che l’attacco sia commesso. E le possibilità che ci si possa trovare di fronte a una simile eventualità non sono poche. Attacchi alle infrastrutture critiche informatizzate sono già avvenuti: ne sono un esempio i Titan Rains, nome in codice con cui si indicano gli attacchi che colpirono i computer di tutti gli Stati Uniti nel 2003. O l’ondata di assalti cibernetici su grande scala che subì l’Estonia nel 2007. E nel prossimo futuro episodi del genere potrebbero aumentare. Secondo il World Economic Forum, anzi, esiste una probabilità del 20% che le infrastrutture critiche subiscano attacchi terroristici nei prossimi 10 anni, con un costo economico globale di 250 miliardi di dollari.

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mag 10

L’innovazione è ed è sempre stata, e sempre sarà, una componente fondamentale di ogni settore produttivo, ma dell’informatica in modo assolutamente fondamentale. Ebbene, due giornalisti storicamente a cavallo tra industria tradizionale dell’informazione e rete (Massimo Russo e Vittorio Zambardino) hanno lanciato una disquisizione per ripensare la transizione digitale su basi assolutamente nuove.

Queste idee sono sfociate in un sito web (http://www.ereticidigitali.it/) ed un manifesto, e presto diverranno un libro che potrebbe diventare un cult dell’informatica italiana.

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