mag 31

chromium-installer

EDIT 7 LUGLIO 2009: Visti gli enormi progressi dell’integrazione di Flash in Chromium, se possedete il file /usr/lib/flashplugin-installer/libflashplayer.so (dovreste possederlo se avete Flash installato) ho caricato una nuova versione dello script che, all’inizio, chiede se configurare Chromium per usare Flash.
Cliccando su OK, Flash verrà configurato, cliccando su Annulla no.

ATTENZIONE: Non garantisco in alcun modo il funzionamento di flash. Io mi son guardato un video e funzionava perfettamente, e dopo 5 minuti ho riprovato e si sentiva solo l’audio. Quindi, se volete provare, fate pure, ma non garantisco che funzioni :)

Questo è uno dei primi script pubblicati dal Linux Club Zogno.

Vi permette di installare l’ultima versione disponibile di Chromium per Linux.
Per chi non lo sapesse, Chromium è un browser open source che, con qualche minuscola modifica (soprattutto l’aggiunta degli aggiornamenti automatici), diventa poi Google Chrome.
La versione Linux di questo (bellissimo) browser è ancora in fase di sviluppo, ma molte cose già funzionano.

Questo script è nato per Ubuntu, ma non dovrebbe essere difficile adattarlo a qualunque altra distribuzione.
È in inglese (siamo internazionali, noi :D ), ma facilmente comprensibile (in pratica, basta premere sempre OK).

Per sicurezza, pubblico le istruzioni, ma non dovrebbe essercene bisogno ;)
Le istruzioni riguardano Ubuntu, e sono scritte in modo tale da essere comprensibili davvero a tutti:

Dal terminale lanciate il comando:
sudo apt-get install -y zenity curl
oppure, se non volete o sapete utilizzare il terminale, da Synaptic (Sistema→Amministrazione→Gestore pacchetti Synaptic) cercate e installate (se già non lo sono) i pacchetti “zenity” e “curl”.
Salvate lo script che trovate in allegato, cliccateci con il tasto
destro e selezionate “Proprietà”.
Andate nella scheda Permessi e selezionate, se non lo è già, la
casella “Consentire l’esecuzione del file come programma”. Cliccate
poi su “Chiudi”.
Ora fate doppio click sullo script e cliccate poi su “Esegui”.
Seguite la procedura.
Dopo l’installazione, è possibile avviare il browser da
Applicazioni→Internet→Chromium Web Browser
Più semplice di così… ;)

Potete scaricare lo script tramite questo link (tasto destro – Salva destinazione con nome)

mag 24

Wolfram Research ha finalmente lanciato Wolfram|Alpha, il tanto acclamato “motore di conoscenza computazionale”. La descrizione un po’ insolita (computational knowledge engine in inglese) è giustificata dal fatto che non si tratta di un motore di ricerca nel senso classico e benché meno di un successore di Google.

A un primissimo sguardo, ci si trova davanti a un servizio in grado di fornire informazioni oggettive su un vasto sottoinsieme della conoscenza umana. Ma l’idea dietro Wolfram|Alpha è ben più ambiziosa, come dimostrato dal primo screencast/demo realizzato da Stephen Wolfram.

Sfruttando infatti il potentissimo e popolarissimo software matematico Wolfram Mathematica, il motore è in grado di effettuare calcoli sulle informazioni ricercate dagli utenti. Ci sono quindi tre componenti in gioco: l’abilità di interpretare correttamente le query in inglese poste dagli utenti, l’abilità di elaborare l’informazione per restituire risultati anche a domande piuttosto complesse e infine, il compito non semplicissimo di mantenere una knowledge base per un vastissimo spettro di conoscenza umana.

Questa è la teoria, o almeno lo scopo ultimo del servizio. In quanto tale Wolfram|Alpha va considerato da subito come un’aggiunta al servizio offerto da Google e non come un sostituto.

Come ci si poteva aspettare, il servizio è ferratissimo quando si tratta di fare calcoli matematici. L’unico limite in questo caso è il tempo massimo imposto ad ogni query per escludere quelle che richiedono un livello di risorse eccessivo. Un esempio di calcolo che viene eseguito senza problemi è “integrate e^-x^2“.

A onor del vero, il servizio è correntemente sotto carico per via della curiosità iniziale che sta suscitando in tutto il mondo, per cui l’esecuzione del calcolo soprastante ci ha mostrato un paio di volte un messaggio di errore con tanto di tributo ad HAL 9000. Il problema però è già stato risolto.

Tra gli esempi mostrati nel sito ce n’è davvero per tutti i gusti, con particolare focus sulle discipline scientifiche e il mondo dell’ingegneria. I risultati sono presentati elegantemente e ben organizzati in forma di tabelle, particolarmente quando si richiede un confronto tra più insiemi di dati. Ci sono anche alcuni simpatici tributi, tra cui riferimenti a Monty Python e a Douglas Adams. Ma come si comporta quando andiamo al di là degli esempi predefiniti dal team di Stephen Wolfram? Si va da risultati esaltanti a risultati del tutto deludenti. Vediamo alcuni esempi.

Partiamo con un confronto tra IBM, Google e Sun. Come potete vedere, i risultati sono decisamente eccelsi. Il confronto è quasi esclusivamente numerico, ma la risposta data da WA è in linea con quanto ci si poteva aspettare. Lo stesso dicasi se cerchiamo informazioni statistiche circa grandi aziende italiane quotate in borsa, come Telecom Italia.

Visto che si tratta di un motore “computazionale” possiamo persino effettuare calcoli partendo dai dati che abbiamo visto essere disponibili nelle tabelle di confronto. Ad esempio: “employees IBM/Google” ci mostrerà il rapporto tra il numero di lavoratori in IBM e Google nel corso degli ultimi anni (attualmente IBM impiega quasi 20 volte il numero di persone che lavorano a Google). Possiamo calcolare le entrate per lavoratore in IBM, calcolando “(market cap / employees IBM)“, ma il motore fallisce nel confrontare questo parametro tra Google e IBM “(market cap / employees IBM) / (market cap / employees Google)” anche se i dati per fare un tale calcolo esistono nella knowledge base (e i valori erano già presenti nella tabella di confronto tra IBM e Google alla riga revenue / employee).

Passando ad altro, possiamo effettuare confronti tra città, come Toronto e Milano, ed ottenere risultati molto utili. È possibile fare calcoli su alcuni attributi soltanto, come ad esempio “population Toronto/Milan” o “distance toronto milan“. Nel primo caso i dati sono solo aggiornati al 2004, forse un po’ troppo vecchiotti anche se stiamo parlando di valori demografici. Il vero problema esiste, se proviamo a confrontare le regioni Ontario e Lombardia. Ci si aspetterebbe un bel confronto demografico ed economico, e invece otteniamo il nulla. Wolfram|Alpha riporta informazioni circa paesini come Montegiorgio, ma non sa nulla di regioni come la Lombardia o province canadesi come l’Ontario (che conta più di 13 milioni di persone). Ci pare questa, una grave carenza del motore. Facile da riparare, certo, ma una vera mancanza in ogni caso.

Se consideriamo per un attimo la ricerca di informazioni circa personaggi di rilievo, ci troviamo dinanzi a un eccesso di zelo nel cercare di rimanere obiettivi ed essenziali. Infatti, cercando Barack Obama, i risultati si limitano a indicarci che si tratta di un capo di stato, e il suo luogo e data di nascita. Saremo forse viziati da Wikipedia, ma almeno una foto, e qualche dettaglio in più ce lo saremmo aspettati. Ad esempio, non sarebbe male indicare per lo meno che è attualmente il 44° Presidente degli Stati Uniti. Ma Wolfram|Alpha riserva questo trattamento per tutti i personaggi famosi. Nel confronto “Paul Erdos vs Euler” ci si aspetterebbe un bel confronto tra questi due grandi e molto prolifici matematici, come ad esempio il numero di pubblicazioni, il numero di pagine pubblicate, le scoperte più significative e così via, e invece i risultati si limitano a confrontare dettagli anagrafici. Un po’ deludente a dire il vero. C’è da notare che WA se la cava piuttosto bene nell’interpretazione di nomi scritti incorrettamente (es. Paul Erddsos).

Il Natural Language Processing (NLP) di Wolfram|Alpha funziona abbastanza da poter scrivere query che vengono interpretate senza grandi frustrazioni, ma non appare nulla di particolarmente rivoluzionario nel campo dell’intelligenza artificiale. È altresì chiaro che non abbiamo a che fare con un Google-killer o Wikipedia-killer, ma solo con uno strumento innovativo che va aggiungersi a quelli esistenti. Detto questo, in altra sede l’ho personalmente definito un passo avanti per l’umanità. E credo ancora in quell’affermazione, per quanto forte possa sembrare.

Siamo dinanzi a un servizio che sarà utile a ricercatori e chiunque abbia bisogno di dati corretti rapidamente. La knowledge base dovrà crescere, alcuni dati dovranno essere aggiornati, e il motore dovrà permettere una maggiore libertà nel tipo di calcoli che possono essere effettuati; ma siamo senza dubbio testimoni della nascita di qualcosa di ambizioso, che ha il potenziale di accelerare almeno in parte l’avanzamento della nostra civiltà.

Fonte: StackTrace.it

mag 20

CyberCrimeFonte: Repubblica
Fra problemi burocratici e logistici ci sono voluti quasi 4 anni, ma alla fine è arrivato. Entro l’estate sarà finalmente inaugurato lo Cnaipic, il Centro anticrimini informatici per la protezione di infrastrutture critiche, la struttura nazionale pensata per proteggere dai cyber crimini tutte le reti e i servizi informatici che erogano servizi essenziali per la nazione. Insomma, lo stato italiano, sempre liberale e liberista quando più fa comodo, si dimostra vincolante sul sistema informatico del paese, paese che è tra i pochi al mondo ad avere internet bloccata.

Il Centro sarà gestito dalla Polizia postale e delle Comunicazioni, e avrà sede a Roma, vicino a Cinecittà. Le attività del centro, ha spiegato Antonello Novellino, il vice questore aggiunto della Polizia postale, consisteranno nel fornire “servizi di intelligence alle infrastrutture reputate di importanza nazionali, attraverso il monitoraggio dei siti, e la raccolta e analisi dei dati. L’obiettivo è essere presenti 24 ore su 24, 7 giorni su 7, per portare aiuto a queste infrastrutture in caso di attacchi”.

Attacchi che possono avere effetti devastanti. Oggi, infatti, i servizi essenziali – come acqua, luce gas, trasporto su strada, rotaia e aereo – sono erogati attraverso reti telematiche. E un attacco informatico, di matrice criminale o terroristica, diretto a colpire un singolo nodo della rete infrastrutturale, potenzialmente è in grado di azzerare l’intero sistema paese. Per questo l’idea di un centro per la protezione delle “infrastrutture critiche” era stata introdotta per la prima volta dal decreto legge 144/2005, il famoso pacchetto antiterrorismo Pisanu, che assicurava, da parte del Ministero dell’Interno, “i servizi di protezione informatica delle infrastrutture critiche informatizzate di interesse nazionale”.

Quali siano le strutture critiche da proteggere è stato stabilito, nel gennaio 2008, da un decreto del ministero dell’Interno. All’interno dell’area di protezione dello Cnaipic rientreranno Ministeri, agenzie ed enti che operano nei settori dei rapporti internazionali, della sicurezza, della giustizia, della difesa, della finanza, delle comunicazioni, dei trasporti, dell’energia, dell’ambiente, della salute; ma anche la Banca d’Italia e tutte le società partecipate dallo Stato, dalle regioni e dai comuni con più di 500mila abitanti che operano nelle comunicazioni, nei trasporti, nell’energia, nella salute e delle acque. Inoltre lo Cnaipic proteggerà anche ogni altra istituzione, amministrazione, ente, persona giuridica pubblica o privata la cui attività, per ragioni di tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica, sia riconosciuta di interesse nazionale dal Ministro dell’interno, anche su proposta dei prefetti e delle autorità provinciali di pubblica sicurezza.

“Il decreto, nato per contrastare il terrorismo internazionale, poneva anche nel nostro ordinamento una specifica attenzione al problema della protezione delle infrastrutture critiche nazionali, Non solo in quanto assets strategici, ma quali elementi costituenti la spina dorsale del Paese”, spiega Roberto Setola, segretario dell’Aiic, l’associazione degli esperti di infrastrutture critiche.

“Per questo è importante che si sia giunti a costituire una struttura come lo Cnaipic, che ha il potere di monitorare e prevenire gli attacchi alle infrastrutture, senza dover aspettare di una denuncia per agire”. Lo Cnaipic, infatti, beneficerà degli strumenti investigativi previsti per le attività di contrasto al terrorismo. Il che vuol dire, in parole povere, che il centro potrà – ad esempio – utilizzare intercettazioni di comunicazioni, anche telematiche ed informatiche, con finalità preventive.

Ovvero, prima che l’attacco sia commesso. E le possibilità che ci si possa trovare di fronte a una simile eventualità non sono poche. Attacchi alle infrastrutture critiche informatizzate sono già avvenuti: ne sono un esempio i Titan Rains, nome in codice con cui si indicano gli attacchi che colpirono i computer di tutti gli Stati Uniti nel 2003. O l’ondata di assalti cibernetici su grande scala che subì l’Estonia nel 2007. E nel prossimo futuro episodi del genere potrebbero aumentare. Secondo il World Economic Forum, anzi, esiste una probabilità del 20% che le infrastrutture critiche subiscano attacchi terroristici nei prossimi 10 anni, con un costo economico globale di 250 miliardi di dollari.

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mag 11

ooo31_1Ci è voluto un po’, ma ne è valsa la pena: il tanto atteso OpenOffice.Org 3.1 è da qualche giorno disponibile sul sito ufficiale del progetto.

In pieno spirito open source, la maggior parte delle migliorie apportate sono state suggerite dagli utenti stessi.

La prima, più importante e più visibile novità riguarda la completa riscrittura del modulo di rendering grafico, cioè quella parte del programma che si occupa di mostrare sullo schermo tutto ciò che noi facciamo. Il modulo ha ora il supporto all’antialiasing, che ci permette di vedere il tutto in modo molto più fluido.
Per dare un’idea delle dimensioni del progetto OpenOffice.Org, basta pensare che solo questo modulo contiene circa 500.000 righe di codice!!!

Altre novità sono un sistema di protezione contro le modifiche accidentali, la struttura rinnovata dei commenti dei revisori (ora sembrano una chat), l’integrazione in Writer di un sistema di correzione grammaticale (oltre a quella ortografica, già presente da tempo), la possibilità di evidenziare parti del codice SQL a seconda della funzione sintattica, e una barra per regolare lo zoom con grande precisione.

È possibile scaricare la versione italiana da http://it.openoffice.org

(riadattato da PuntoInformatico)

mag 10

L’innovazione è ed è sempre stata, e sempre sarà, una componente fondamentale di ogni settore produttivo, ma dell’informatica in modo assolutamente fondamentale. Ebbene, due giornalisti storicamente a cavallo tra industria tradizionale dell’informazione e rete (Massimo Russo e Vittorio Zambardino) hanno lanciato una disquisizione per ripensare la transizione digitale su basi assolutamente nuove.

Queste idee sono sfociate in un sito web (http://www.ereticidigitali.it/) ed un manifesto, e presto diverranno un libro che potrebbe diventare un cult dell’informatica italiana.

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mag 07

kernelIl rilascio del Kernel Linux 2.6.30 è ormai alquanto vicino, visto che si è infatti arrivati alla terza release candidate e che probabilmente potrebbe arrivarne una quarta e poi il rilascio finale. È tempo, quindi, di tirare un po’ le somme e capire cosa realmente introduce questo nuovo kernel.

Nelle prime release candidate, a parte l’adozione dell’architettura MicroBlaze e qualche miglioramento sui driver delle schede grafiche, il Kernel Linux 2.6.30 sembra per lo più un rilascio pensato per migliorare il supporto ai filesystem.

La prima novità importante è stata l’introduzione dei due nuovi filesystem NILFS2 e EXOFS, il primo pensato principalmente i dischi a stato solido (SSD), ovvero l’evoluzione delle Smart Card in formato “gigante” ottenendo stabilità e silenziosità, e il secondo utile in applicazioni networked, come quelle offerte dai NAS. Si tratta di due novità, di due filesystem che si aggiungono ai molti già esistenti e che per lo più non si pongono in diretta competizione con nessun altro filesystem.

Oltre a questo sembra che con questa versione del Kernel si inizi a porre la “parola fine” alle tante discussioni che in questi mesi sono state fatte a proposito dei problemi di affidabilità del filesystem EXT4. Infatti questo filesystem, pienamente supportato ad esempio da Ubuntu 9.04, è il futuro per l’ext e porta stabilità e soprattutto una grandissima velocità.

A parte la discussione tecnica, però, vale anche la pena dire che il problema lamentato da diversi utenti su EXT4 non è proprio tutto da attribuire al Kernel e all’implementazione di questo filesystem. Come ogni funzionalità del Kernel Linux, anche le prestazioni e i comportamenti del filesystem EXT4 possono essere tarati utilizzando il filesystem /proc. I problemi lamentati potrebbero essere risolti modificando leggermente i parametri e la configurazione di default di EXT4, e questo è compito di chi “assembla la distribuzione Linux”. Quindi, anche se dirlo è ovvio e banale, il Kernel Linux ha mantenuto con EXT4 un atteggiamento “coerente” lasciando massima libertà in termini di utilizzo e configurazione. Il dilemma su quale sia il confine tra chi sviluppa e chi configura il fileystem EXT4, e più in generale il Kernel Linux, ha giocato nella vicenda un ruolo importante, acutizzandosi nella usabilità percepita dagli utenti.

Altre modifiche presenti nel Kernel Linux 2.6.30 riguardano diverse patch per migliorare le prestazioni della famiglia di filesystem EXT (2/3/4).

Infine, dopo diversi anni si è rimesso mano alla gestione dei filesystem di rete NFS e AFS (la cui configurazione è sempre stata assai complessa e la cui stabilità diventa attualmente ottimale solo dopo lunghe configurazioni e prove sul campo). Finalmente è stata inclusa nel Kernel Linux un meccanismo di caching che aiuta a migliorare le prestazioni di questi filesystem.

Fonte: Oneopensource.it

mag 06

moneyI problemi finanziari sono una realtà sempre più comune, grazie anche al fatto che il clima economico sta entrando in una “stagione monsonica”, e per il no-profit non si fa eccezione. Tale sembra essere il caso di GNOME Foundation, l’organizzazione dietro il venerato e diffusissimo desktop GNOME; infatti l’organizzazione del bilancio 2009 è stata conclusa ed i pensieri preoccupati volgono al 2010.

Uno sponsor – creatura sempre più difficile da trovare – è sempre stato fondamentale per GNOME, pagando per la fondazione di progetti e programmi, nonché fornendo gli stipendi per il suo, per quanto ridotto, di personale. Secondo John Palmieri, tesoriere, la fondazione per il 2009 va bene, ma preoccupa “la proiezione che, senza un significativo afflusso costante di contributi” si troverà di fronte ad una significativa diminuzione di fondi nel 2010. Secondo Palmieri, il colpevole sembra essere la fuga degli sponsor, anche se il direttore esecutivo Stormy Peters ha riferito che GNOME è stata in grado di garantire nuovi sponsor, almeno per il 2009.

Peters, anche se da lungo tempo GNOME-man, è stato nominato boss meno di un anno fa. Sembra essere la sua posizione quella più in pericolo, in quanto un deficit di bilancio nel 2010 potrebbe presentare una scelta tra il mantenimento di Peters ed il finanziamento dei progetti a rischio di taglio, e per la deplorevole posizione in cui si trova, Palmieri descrive la prospettiva di perdere così presto il ruolo di direttore esecutivo, come una “vera e propria tragedia”, dicendo che gli sforzi della “signora Peter” (GNOME) sono enormi per ottenere questo finanziamento. Sulla prospettiva di perdere il suo posto, egli dice piuttosto concisamente: “senza la mia Fondazione sarò meno efficace nella mia missione”.

Sono in corso sforzi per impedire un tale deficit, ma non vi è tempo sufficiente per attivare le proiezioni in giro, se sostenitori non si riveleranno sufficienti. Nel mese di gennaio, la fondazione ha lanciato un nuovo programma, Friends of GNOME, consentendo ai singoli di fare donazioni di $ 10 al mese per il livello “Adotta un Hacker”, così come la possibilità di dare fondi a partire da $ 25 per essere “associati” e di progredire a $ 1200 o più diventando “filantropi”. Palmieri, a nome della commissione di GNOME, chiede a coloro che hanno e coloro che non hanno dato a GNOME nulla per ora di prendere in considerazione questa idea:

<<Mentre siamo già tutti in grado di guardare a questo come un momento di rallentamento per rafforzare i nostri sforzi, vorrei piuttosto guardare a questo come un’opportunità per la comunità per mettere in gioco il futuro della Fondazione e dimostrare che non facciamo esclusivamente affidamento sulle casse aziendali per la crescita di GNOME.
Se non hai donato in passato, ora è il momento di iniziare da diventare un amico di GNOME o donare ad un qualche livello. Se attualmente non puoi donare abbondanti somme a GNOME, dai un’occhiata per vedere se puoi contribuire anche solo con una piccola donazione su base mensile. Ogni piccolo aiuto è valido. Ricorda che questi fondi sono per programmi come le hackfests e le conferenze locali. Ciò va anche a pagare il nostro staff, che aiuta a creare le strategie per facilitare la crescita di GNOME.>>

Maggiori informazioni su come donare alla Fondazione GNOME possono essere trovate sul suo sito Friends of Gnome. Il bilancio 2009 della Fondazione GNOME è disponibile sulla della mailing list della fondazione.

Fonte: Linuxjournal.com
Traduzione e commento: Alessandro Colleoni

mag 05

>>Europe loves open-source, right? Help us make something great!<<

2100781652_6cc939c0fe_oDai cuccioli di cagnolino abbandonati alle linee di codice senza sviluppatori il passo è breve. Almeno stando al team di sviluppo di Miro, che ha lanciato una “campagna adozioni” per il codice del suo noto player open source basato VLC, assolutamente il miglior cuore possibile, che per quanto spartano, resta ancora l’unico player ottimale tra quelli in circolazione, almeno multipiattaforma.

Per sostenere il progetto, che negli ultimi tempi ha visto le sponsorizzazioni ridursi al lumicino, la comunità di sviluppo di Miro propone ai suoi utenti l’adozione di una linea di codice del software. “Se un numero sufficiente di utenti adotterà linee di codice di Miro”, scrive in una nota il co-fondatore del progetto Nicholas Reville, “possiamo creare un’organizzazione finanziata dal basso, e dunque non più dipendente dall’alto”.

In passato l’organizzazione non profit che sviluppa Miro, Participatory Culture Foundation, ha raccolto fondi da varie altre organizzazioni vicine al mondo open source, come Mozilla Foundation, Open Source Application Foundation e Knight Foundation. Dopo la crisi economica, gli sponsor di Miro hanno però interrotto o ridimensionato i propri contributi, ed ora il progetto rischia di rallentare – se non addirittura arenarsi – proprio quando aveva raggiunto, con il recente rilascio della versione 2.0, un buon livello di maturità e funzionalità.

Tra le principali caratteristiche del player si trovano la capacità (grazie al cuore di VLC) di riprodurre un vastissimo numero di formati audio e video, l’integrazione di un client BitTorrent e la capacità di gestire stream, podcast e feed RSS.

Adottare una linea di codice di Miro costa 4 dollari al mese: in cambio il benefattore riceve un “certificato di adozione”, pubblicato su una pagina web personalizzata, e la possibilità di visualizzare la propria linea di codice sotto forma di un simpatico avatar all’interno del proprio blog. I nomi di coloro che adottano un pezzettino del player open source saranno progressivamente elencati nella sezione Credits di Miro.

Da notare come, se ci si collega al sito www.getmiro.com/adopt da un paese europeo, si venga accolti dal seguente messaggio: “Lo sapete che ci sono più utenti di Miro in Europa che negli Stati Uniti, ma che il 99% delle nostre sovvenzioni finanziarie proviene da donazioni o da filantropi americani?” E poi, in corsivo: “L’Europa ama l’open source, giusto? Aiutateci a creare qualcosa di grande!”.

Fonte: Punto Informatico

mag 04

news_fee7f48ff3c9d351Nonostante il rischio di uno scontro legale per alcuni brevetti tra Microsoft e TomTom si sia recentemente risolto con un accordo tra le parti, un gruppo di sostenitori dei sistemi Linux si è da poco attivato per scongiurare una nuova azione legale questa volta nei confronti del pinguino. Nella vicenda legale con TomTom era infatti emersa la presunta violazione di tre brevetti Microsoft da parte di alcune soluzioni software adottate anche nel Kernel di Linux. Uno sviluppo inatteso che aveva destato non poche preoccupazioni.

A distanza di alcune settimane dal raggiunto accordo tra Microsoft e TomTom, Open Invention Network (OIN) ha rilasciato un appello invitando gli appassionati della comunità open source a esaminare attentamente i tre brevetti in questione al fine di trovare eventuali precedenti utili per mettere in discussione la proprietà dei brevetti da parte di Redmond. OIN mira a identificare istruzioni e indicazioni analoghe a quelle presenti nella documentazione fornita da Microsoft, ma precedenti alla data di registrazione dei tre brevetti. Ciò consentirebbe di liberare le soluzioni tecnologiche in oggetto dai problemi legati alle royalty e da una potenziale iniziativa legale da parte della società di Steve Ballmer.

I tre brevetti in questione interessano: la gestione della lunghezza dei nomi dei file sia per i filename lunghi che per i filename corti, la riduzione di alcuni problemi di compatibilità nei filesystem FAT e la gestione delle memorie flash-EProm. I brevetti in questione sono esattamente i numeri 5.579.517, 5.758.352 e 6.256.642. Al tempo dell’accordo con TomTom, Horacio Gutierrez, consigliere generale per la proprietà intellettuale di Microsoft, aveva utilizzato parole accomodanti nei confronti della comunità Linux sottolineando però come anche il settore dell’open source sia tenuto a rispettare le regole del mercato e dunque anche il sistema dei brevetti e delle royalty. Resta infatti il timore che BigM possa riprovarci, prima o poi: l’ufficio legale di Redmond si è dichiarato piuttosto certo della robustezza delle sue argomentazioni legali, anche se non si è ancora espresso riguardo questo caso, argomentazioni che invece ora ONI spera di riuscire a smantellare.
Lo scopo, tramite la collaborazione degli utenti, è l’individuazione della cosiddetta “prior art”: occorre dimostrare che i tre brevetti e le tecnologie a cui fanno riferimento fossero allo stato dell’arte, cioè esistessero già, prima della richiesta di Microsoft di assicurarsene lo sfruttamento esclusivo

«L’opera di verifica svolta dal portale Linux Defenders offre un’opportunità unica per testimoniare il sapere condiviso, la passione e l’ingegnosità della comunità Linux nell’esplorare al meglio la validità dei brevetti oggetto della recente azione legale contro TomTom. Incoraggio l’attiva partecipazione di tutta la comunità Linux affinché anche le altre società alla ricerca di nuove implementazioni per Linux possano essere meglio informate sulle caratteristiche di questi brevetti» ha dichiarato in un comunicato Keith Bergelt, CEO di Open Invention Network.

La nuova iniziativa di ONI/OIN mira a sgombrare rapidamente il campo da possibili iniziative da parte di Microsoft per tutelare i suoi tre brevetti. L’opera di difesa passa attraverso “Post Issue Peer to Peer Patent”, il portale concepito per revisionare in maniera condivisa i brevetti e scovare la presenza di eventuali richieste di royalty ingiustificate da parte delle società. Grazie al contributo dei tanti utenti che utilizzano il servizio, i responsabili di OIN confidano di giungere presto a una soluzione in grado di mettere al riparo i sistemi Linux e i progetti per il loro futuro sviluppo.

Fonte: Webnews.it, Punto Informatico

mag 03

Anche se le statistiche dicono che la diffusione dell’utilizzo del sistema open source sia ancora marginale, non si può assolutamente dire lo stesso della sua popolarità, che è in netta ascesa.

Secondo Google Trends (servizio Google che permette di valutare la popolarità di una chiave di ricerca e confrontarla con un’altra), le ricerche di Linux stanno superando quelle relative a Windows XP:

ubuntu-vs-xp

Forse qualcuno obietterà che WIndows XP è un prodotto del 2001 e quindi non più considerabile, ma guardiamo Ubuntu rispetto a Windows Vista, prodotto molto contestato ma comunque attuale sistema operativo ufficiale Microsoft:

ubuntu-vista

Voi crederete quindi che sia decisamente diversa la situazione per Windows 7, sistema che giungerà e per cui quindi resta la curiosità del futuro arrivato, ma nella realtà:

ubuntu-windows7

Che dire…. i grafici parlano da se!!! ;)

Fonte: Junauza.com
Alessandro Colleoni e Rinaldi